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fiabe e favole
I
fratelli Grimm
Jacob (1785-1863) e Wilhelm (1786-1859)
Grimm sono da ritenersi i fondatori della ricerca sul racconto popolare,
in particolare sulle fiabe. Secondo le teorie di quell'epoca, i fratelli
Grimm partono dall'idea che ogni popolo ha una sua anima che si esprime
con la massima purezza nella lingua e nella poesia, nelle canzoni e nei
racconti. Essi però sostengono che, con il trascorrere del tempo, i
popoli hanno perduto in parte la propria lingua e la propria poesia,
soprattutto nei ceti più elevati e può, quindi, essere ritrovata
solamente negli strati sociali inferiori. In questa ottica, le fiabe
sono i resti dell'antica cultura unitaria del popolo e costituiscono una
fonte preziosa per la ricostruzione di quella cultura più antica. Nel
1812 e nel 1815 i fratelli Grimm pubblicarono due volumi dei Kinder-und
Hausmärchen, per un totale di 156 fiabe che formano il punto di
partenza dello studio dei racconti o fiabe popolari. Mentre in un primo
momento essi partono dall'idea che le fiabe siano tutte di origine
tedesca, nel 1819, nella seconda ristampa della loro opera, essi
introducono il concetto che esista un passato indoeuropeo per spiegare
le affinità.
Altre teorie interpretative
La pubblicazione di Kinder-und Hausmärchen stimola, in Germania e in
altri paesi, una intensa attività di raccolta e di pubblicazioni. Si
scopre così che fiabe simili compaiono anche al di fuori dell'Europa,
nell'India, ma anche nei territori linguistici semiti e turchi e presso
i cinesi. Nel 1859, l'indianista Theodor Benfey (1809-1881) propone la
teoria che le fiabe sono nate in India, non come miti, ma come racconti
didascalici buddhisti, e che sono giunte in Europa principalmente
attraverso vie letterarie, come Le mille e una notte. Ma anche questa
teoria gradualmente dovrà essere abbandonata, perché si incontrano
racconti che presentano le caratteristiche delle fiabe, anche presso
popolazioni che non hanno avuto mai contatti con gli indiani.
Il contributo dell'antropologia
Nella seconda metà dell'Ottocento, per merito dell'antropologia, si
sviluppano idee sulla cultura umana che influenzeranno anche la ricerca
sulle fiabe. Nasce infatti la convinzione che tutti gli uomini, a
qualsiasi razza o cultura appartengano, possiedono fondamentalmente la
stessa struttura psicologica e se esistono differenze, queste sono di
carattere culturale. Questa teoria implica che le fiabe e i motivi
fiabeschi possano aver avuto origini dovunque, indipendentemente l'uno
dall'altro.
L'interpretazione di Sigmund Freud
Nel 1900 Sigmund Freud pubblica L'interpretazione dei sogni e spiega che
quando l'uomo, nella sua vita, reprime qualche desiderio della vita
istintuale, questo ricompare sotto forma di sogno durante il sonno e di
sintomo durante la veglia. Egli porta due esempi di sogni collegati alle
fiabe. Il primo è il sogno in cui ci si trova nudi in compagnia degli
altri che secondo Freud nasce dal desiderio infantile di spogliarsi
davanti ai genitori e che produce una sensazione di piacere e che
darebbe origine alla fiaba de I vestiti nuovi dell'imperatore, di Hans
Christian Andersen. Il secondo esempio riguarda il sogno della morte di
un familiare amato, che Freud collega al desiderio inconscio del ragazzo
di uccidere il padre per prenderne il posto accanto alla madre. Da qui
nascerebbe la favola di Edipo, di Sofocle. La teoria psicoanalitica ha
indotto moltissimi studiosi a vedere nella fiaba la risoluzione
catarchica dei problemi del bambino in crescita. In effetti gli eroi
delle fiabe spesso sono giovani che devono trovare la loro strada nel
mondo, combattendo contro l'Orco e il loro iniziale fallimento è
interpretato in molti casi come l'incapacità di emanciparsi
dall'influenza dei genitori Orco che non l'aiutano in questo processo di
formazione.
Gli archetipi di Carl Gustav Jung
Un'altra importante direzione nello studio della fiaba nasce dalla
psicologia di Carl Gustav Jung e della sua scuola. Jung sostiene che
ogni essere umano desidera sviluppare le sue innate potenzialità e che
a questo scopo l'inconscio e la coscienza devono cooperare. Se questo
processo non si sviluppa in modo armonico, ha luogo una reazione
dell'inconscio che si esprime nei sogni, nelle fantasie e nelle fiabe,
che mostrano appunto profonde affinità presso i popoli di tutto il
mondo. Queste modalità di relazione sono chiamate da Jung archetipi.
Pertanto l'inconscio può esprimersi nell'immagine archetipa del grande
bosco o del mare che l'eroe o l'eroina della fiaba devono attraversare.
Jung interpreta anche i personaggi come figure archetipe. Se l'eroe,
egli dice, non riesce più ad andare avanti e viene un vecchio in suo
aiuto, il vecchio rappresenta uno degli archetipi dell' anima, del
giudizio, della concentrazione mentale, ossia un modello etico di
comportamento. Per esempio uno di questi archetipi é Yama, il
trasportatore d'anime nelle culture orientali.
Altri studi sulla fiaba
Hedwing von Beit, una studiosa della scuola junghiana dà questa
interpretazione alla fiaba di Hansel e Gretel: poiché i bambini non
sono attrezzati alle difficoltà della vita essi diventano le vittime
della strega che è l'antagonista dello spirito e solamente quando essi
riescono ad affrontarla con sicurezza vi è il lieto fine. Altrettanto
importante è Marie Louise Von Franz, allieva di C. G. Jung, la quale ha
dedicato numerosi suoi scritti sull'argomento fiabesco ("Le fiabe
interpretata", " Il femminile nella fiaba", "L'ombra
e il male nella fiaba"). Si è occupato dello studio della fiaba
anche il fondatore dell'antroposofia, Rudolf Steiner, che considera le
fiabe come un mezzo per risvegliare l'anima alla vita, in un mondo
moderno che non ne permette più l'espressione. Ad esempip, analizzando
la fiaba di Tremontino, vede nelle vicende del personaggio la forza che
dà all'anima (la figlia del re) la capacità di realizzare uno scopo
(trasformare la paglia in oro) in questo mondo pieno di avversità. Tra
l'0ttocento e il Novecento i finlandesi Kaarle Krohn e Antti Aarne
elaborano il metodo storico-geografico. Questo metodo cerca di
stabilire, sulla base del maggior numero di varianti letterarie e orali
di una fiaba, il territorio di diffusione e di ricostruirne la forma
originale. Il metodo storico-geografico ha avuto grande importanza
nell'evoluzione della ricerca sulla fiaba e ne è nato, nel 1910, il
Catalogo delle fiabe di Aarne, nel quale ad ogni fiaba è attribuito un
numero. Sulla base del metodo storico - geografico sono sorti nel corso
del tempo decine di cataloghi regionali o nazionali. Nel periodo
prebellico, la tradizionale ricerca sulle fiabe si rivolgeva
principalmente al contenuto ed esclusivamente di quelle fiabe che si
ritenevano molto antiche, ma, dopo la prima guerra mondiale,
all'interesse per il narratore si unisce l'interesse per gli ascoltatori
e di conseguenza all'interesse per il contesto sociale in cui si colloca
la narrazione. Ai giorni nostri Clarissa Pinkola Estés (una psicologa
autrice del libro: Donne che corrono con i lupi - il mito della donna
selvaggia) ha raccolto una grossa mole di materiali attinto dal mondo
delle fiabe e dei racconti popolari e su tale base, non inquinata da
pregiudizi culturali, ha costruito un' interessante interpretazione
psicoanalitica enucleando una serie di archetipi di tipologie femminili
utili per descrivere la psiche della donna. La psicologa parte dal
presupposto che in ogni donna si nasconde un essere naturale e
selvaggio, una forza potentissima formata di istinti e creatività
passionale. La donna selvaggia, purtroppo, rappresenta una specie
gravemente minacciata. Benché la sua presenza sia innata secoli di
cultura e civiltà l’hanno soffocata cercando di rintuzzarne gli
slanci più pericolosi incanalandola in uno stereotipo rigido di
sottomissione.
La cultura dei popoli nelle fiabe
Tutte le fiabe hanno in comune molti tipi di personaggi e narrano fatti
molto simili, ma ad una lettura attenta si scopre che esse, pur nella
loro somiglianza, rivelano culture differenti. Ogni popolo ha infatti
ambientato le proprie fiabe nel paesaggio in cui viveva e, narrandole,
ha fatto continui riferimenti alle proprie abitudini, alle proprie
credenze, alle regole della propria società. Il popolo russo ha
tramandato le sue fiabe ambientate nella steppa, con zar e zarine, gli
Inuit le ha ambientate tra i ghiacci, con cacciatori di foche e di orsi;
i popoli nord-americani le hanno ambientate nelle praterie, con bisonti
e coyote. Anche gli eroi sono diversi, secondo il paese nel quale viene
ambientata la fiaba, e se in Europa si tratta spesso di principi o
ciabattini, in Arabia si tratta di sceicchi o di beduini, in Cina di
mandarini o di filatori di seta. Così come sono diversi gli esseri
fantastici o soprannaturali. Nelle fiabe ambientate in Europa si trovano
i diavoli, gli gnomi, i troll, le baba-jaga, in Cina i draghi, nei
territori islamici i djinn. Attraverso le fiabe si possono ricavare
moltissime informazioni utili per conoscere la vita dei popoli nel
passato e molto spesso anche nel presente.
La
fiaba d'autore
Per molto tempo le fiabe furono esclusivamente patrimonio del popolo e
tramandate oralmente, ma in seguito questo tipo di racconto si diffuse
in ambienti diversi, per esempio tra i nobili, nelle corti. Ci furono
così scrittori che incominciarono a rielaborare le fiabe e a
trascriverle usando un linguaggio più raffinato, aggiungendo nuovi
episodi e, spesso, inventandone di nuove. Nacque così la fiaba d'autore
che divenne un vero e proprio genere letterario. Così, se le fiabe
popolari sono il prodotto della tradizione, le fiabe d'autore nascono
dall'inventiva di uno scrittore che, pur ispirandosi spesso alle fiabe
della tradizione orale, si esprime con un linguaggio diverso e con
motivi nuovi. Fra gli autori più famosi di fiabe ci fu in Italia
Giovanbattista Basile che, nel XVII secolo, scrisse il Pentamerone o
Cunto de li cunti, in cui rielaborò in dialetto napoletano cinquanta
fiabe popolari, in Francia Charles Perrault che scrisse, nel XVII
secolo, I racconti di Mamma l'Oca ispirandosi a motivi popolari e in
Danimarca Hans Christian Andersen che rielaborò molte fiabe popolari e
ne scrisse di nuove.
L'eredità della fiaba
Ancora oggi, nelle opere degli scrittori moderni, possiamo riconoscere
l'eredità della fiaba, come nei racconti fantastici, nei racconti di
fantascienza, fantasy e horror e in altri generi del racconto dove si
incontrano esseri incredibili e accadono fatti inverosimili come nelle
fiabe e, soprattutto nella narrativa per ragazzi, è evidente l'eredità
della fiaba.
* Fiabe fratelli Grimm: hanno spesso
un'ambientazione oscura e tenebrosa, fatta di fitte foreste popolate da
streghe e lupi in cui accadono terribili fatti di sangue, così come
voleva la tradizione popolare.
- Cenerentola
- Cappuccetto rosso
- Biancaneve e i sette Nani
- Pollicino Hansel e Gretel
- Riccidoro e i Tre Orsi
- I musicanti di Brema
- Il pesciolino d'oro
- Il principe ranocchio
- Il pifferaio di Hamelin
- Raperonzolo
- La bella addormentata
* Fiabe Andersen (Hans Christian Andersen) Uno dei più grandi autori
nordici di fiabe:
- La campana sommersa (1827)
- L'acciarino magico (1835)
- La principessa sul pisello (1835)
- Mignolina (1835)
- I vestiti nuovi dell'imperatore (1837)
- La sirenetta (1837)
- Il soldatino di stagno (1838)
- I cigni selvatici (1838)
- Il brutto anatroccolo (1843)
- La regina della neve (1844)
- La piccola fiammiferaia (1845)
- Le scarpette rosse (1845)
- Cinque in un baccello (1852)
.. le storie..
Poi ci sono i racconti o le storie come Pinocchio.. che non hanno canoni fissi, ma attenzione ai significati. In Pinocchio ad esempio ci sono anche moralità religose:
la provvidenza (la fata turchina che interviene provvidentemente appunto lungo tutta la favola);
Pinocchio(la parabola dell'uomo che si allontana dal Padre cioè Dio, cioè Geppetto, Pinocchio e la sua inclinazione al male cioè il peccato originale);
il Grillo (la coscienza);
Mangiafuoco (il potere, lo stato che ci fa dei burattini e lui li guida, mentre Pinocchio è un burattino libero, ma come? Ecco l'uomo quando si libera della circonferenza chiusa che ci impone lo stato e la mentalità comune dominante fatta di mass media e giornali, scuola ecc...L'omino mellifluo che guida la carrozza sempre sorridente non è babbo natale che ci porta al paese dei balocchi ma è Satana, il diavolo, che poi cambia faccia, ci ha ingannati! e porta la gente a un fantomatico paese dei balocchi , ma che in realtà si rivela un lavoro forzato, un diventare asini, muli da carico e nemmeno ragionevoli, ci bestializza!);
I medici rappresentano la sciocchezza della scienza nel pretendere che la ragione sia la misura di tutte le cose;
Pinocchio viene impiccato, ma risorge... (Cristo l'uomo "ecce homo" in mezzo alla Storia);
Ma poi Pinocchio deve diventare bambino vero...(Vi toglierò quel pensiero di pietra che avete e vi darò un cuore di carne, Io sarò il vostro Dio e voi sarete il mio popolo) Ecco il destino di diventare finalmente bambino che ha Pinocchio;
Mastro Ciliegia(è l'uomo scettico che non crede ai miracoli, che non contempla la possibilità del reale, l'uomo che non può avere fede).
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La favola è
un breve racconto caratteristico tanto della cultura occidentale quanto
di quella orientale; in essa agiscono per lo più personaggi animali,
dietro i quali è agevole individuare altrettante tipologie di
comportamento umano, con intendimenti morali e ammaestrativi ed ha come
protagonisti quasi sempre animali, intesi come simboli dei vizi e delle
virtù umane.
Gli autori si propongono di educare mostrando i pericoli e i danni che
derivano da comportamenti stolti o incauti, facendo leva soprattutto
sulla paura. Spesso le favole si concludono in modo tragico: chi sbaglia
paga con la vita. Altre volte si presenta invece una situazione positiva
mostrando qual è il comportamento da tenere persuadendo il lettore con
un esempio che premia la virtù. Diversamente dalla fiaba e dalla
leggenda, la favola è un genere letterario che appartiene alla
tradizione scritta fin da tempi molto antichi. Le favole sono presenti
in tutte le culture e in tutto il mondo e quasi tutte si assomigliano.
Caratteristiche
della favola
Le favole classiche costituiscono un genere letterario molto antico.
Nato come racconto che vuole insegnare quali comportamenti gli uomini
dovrebbero evitare e quali invece dovrebbero seguire, esse vogliono far
capire come va il mondo, dove i potenti opprimono gli umili e i deboli,
mentre i furbi ingannano gli sciocchi.
Le favole nell'antichità
Nell'antichità la prima grande raccolta di favole del mondo
occidentale, circa cinquecento, è quella attribuita ad Esopo che
secondo la tradizione era uno schiavo deforme e balbuziente vissuto in
Grecia nel VI secolo avanti Cristo. Probabilmente molte delle favole
furono scritte da autori diversi rimasti sconosciuti.
Le favole di Esopo costituiscono il materiale e il modello di molte
delle raccolte successive, come quelle del poeta latino Fedro (circa 15
a.C. - 50 d.C.), nato in Grecia, fatto prigioniero quando ancora era
ragazzo e condotto schiavo a Roma e in seguito liberato dall'imperatore
Augusto. Fedro scrisse cinque libri di favole in versi, ma molte
andarono perdute. Oltre alle favole di Esopo ci sono giunte anche le
favole di autori minori quali: il greco Babrio (II secolo) ed il latino
Flavio Aviano (IV secolo) Il modello principale di Fedro è Esopo,ma è
importante evidenziare un fondamentale tratto distintivo del favolista
latino:in Fedro è il prepotente che trionfa sul più debole. Lo scopo
di Fedro è denunciare il male presente,egli non cerca di modificare la
cruda realtà perché sa che ciò è impossibile. Il suo è più che
altro un invito rivolto ai più deboli a sopportare le angherie dei più
forti. Questa rassegnazione non esclude però uno sforzo di
adattamento;il più debole può,usando le sue risorse spirituali e il
suo ingegno,riscattarsi dalla sua passività e così obbligare il più
forte a stabilire un compromesso che accontenti entrambi.
Le favole nel medioevo
Nel Medioevo il genere della favola ebbe molta fortuna. L'opera più
importante di quel periodo è il Romanzo di Renard, vasto insieme di
favole scritte nel XII-XIII secolo in Francia da molti autori rimasti
sconosciuti. Le storie hanno per protagonisti animali diversi, ma le più
note sono quelle che narrano le vicende di Renard, la volpe, esaltandone
il gusto dell'avventura, l'ironia, l'astuzia.
Le favole nei secoli seguenti
Leonardo da Vinci(1452-1519) scrisse alcune favole che seguono la
struttura della favola classica, ma presentano personaggi e intrecci
originali.
Jean de La Fontaine (1621-1695) riscrisse in versi molte favole di
Esopo, di Fedro e della tradizione medioevale.
Lev Tolstoj (1828-1910) inserì le sue favole ne I quattro libri di
lettura, scritti per i figli dei contadini che frequentavano la scuola
da lui fondata.
Pietro Pancrazi (1893-1952) scrisse una raccolta di favole dal titolo
L'Esopo moderno.
George Orwell ([1903])-[(1950)]con il suo romanzo "la fattoria
degli animali",esegue un romanzo favolesco con la struttura di una
favola di Esopo, ma con tematiche moderne come il comunismo.
* Favole di Esopo: i protagonisti sono di solito degli animali che
parlano e agiscono come gli uomini e sono il simbolo dei vizi e delle
virtù umane. Le favole come quelle di Esopo presentano un esempio in
negativo e mostrano i danni prodotti da un certo comportamento, in modo
da mettere in guardia e dissuadere chi legge dall'imitarlo.
- l'aquila e lo scarabeo
- l'aquila dalle ali mozze e la volpe
- l'usignuolo e lo sparviero
- l'usignuolo e la rondine
- il debitore ateniese
- il moro
- il pescatore che batteva l'acqua
- l'alcione
- le volpi sul meandro
- la volpe con la pancia piena
- la volpe e il rovo
- la volpe e l'uva
- la volpe e il serpente
- la volpe che non aveva mai veduto un leone
- la volpe e la maschera
- il marito e la moglie bisbetica
- l'imbroglione il naufrago
- il cieco
- le rane che chiesero un re
- le rane vicine di casa
- le rane del pantano
- il ranocchio medico e la volpe
- la moglie e il marito ubriacone
- l'abete e il rovo
- il cervo alla fonte e il leone
- zeus e gli uomini
- zeus e apollo
- zeus e la tartaruga
- zeus giudice
- il sole e le rane
- la mula
- il medico e l'ammalato
- il nibbio e il serpente
- il nibbio che nitriva
- il cammello e zeus
- il cammello ballerino
- il cammello visto per la prima volta
- i due scarabei
- il granchio e la volpe
- il granchio e sua madre
- il noce
- il castoro
- l'ortolano che innaffiava gli ortaggi
- l'ortolano e il cane
- il citaredo
- il tordo
- i ladri e il gallo
- il ventre e i piedi
- il gracchio e la volpe
- il gracchio e i corvi
- la cornacchia e il corvo
- la cornacchia e il cane
- le chiocciole
- il cigno preso per un'oca
- il cigno e il suo padrone
- i due cani
- le cagne affamate
- il cane e la conchiglia
- il cane e la lepre
- il cane e il macellaio
- il leone e il topo riconoscente
- il leone e l'onagro
- il leone e l'asino che andavano a caccia insieme
- il leone, l'asino e la volpe
- il leone infuriato e il cervo
- il leone che ebbe paura d'un topo e la volpe
- i lupi e le pecore
- il lupo e l'agnello
- il lupo e l'agnellino rifugiato nel tempio
- la mosca
- le mosche
- la formica
- la formica e lo scarabeo
- la formica e la colomba
- il topo di campagna e il topo di citta'
- il malato e il medico
- i viandanti e l'orso
- i viandanti e il corvo
- l'asino vestito della pelle del leone e la volpe
- l'asino che lodava la sorte del cavallo
- l'asino e il mulo che portavano un carico eguale
- l'asino e il cagnolino ovvero il cane e il suo padrone
- l'asino e il cane che viaggiavano insieme
- l'uccellatore e la pernice
- la gallina e la rondine
- la gallina dalle uova d'oro
- il ragazzo che faceva il bagno
- il depositario e il giuramento
- il pastore e le sue pecore
- il pastore che introduceva il lupo nell'ovile e il cane
- la pecora tosata
- prometeo e gli uomini
- la rosa e l'amaranto
- il melograno, il melo, l'olivo e il rovo
- il trombettiere
- la talpa e sua madre
- il cinghiale e la volpe
- il cinghiale, il cavallo e il cacciatore
- la scrofa e la cagna che si insultavano a vicenda
- le vespe, le pernici e il contadino
- la vespa e il serpente
- la cicala e la volpe
- la cicala e le formiche
- il muro e il chiodo
- l'avaro
- il fabbro e il suo cane
- la rondine fanfarona e la cornacchia
- la tartaruga e l'aquila
- la tartaruga e la lepre
- il medico ignorante
- il pipistrello e le donnole
- la zanzara e il leone
- la padrona e le ancelle
- il taglialegna ed ermes
- il gatto e i topi
- il padre e le figlie
- zeus e la volpe
- l'aquila e la volpe
- ermes e tiresia
RECITARE:
L'organizzazione dipende innanzitutto dall'età dei bambini, attenzione alla morale, che sia comprensibile ai bambini che dovranno recitare, alcune storie, fiabe o favole non sono adatte a bambini molto piccoli..
E' davvero inutile e poco professionale nonchè diseducativo mettere i bambini in ridicolo facendoli recitare e ripetere atti incomprensibili per la loro età, solo per attirare l'attenzione del genitore. Lo stesso vale per la ripetizione di gag estrapolate dalla tv o da programmi che creano audience, ma in realtà non adatti ai bambini.
Il teatro è qualcosa di affascinante per i bambini , ma allo stesso tempo è misterioso e può incutere a volte una paura iniziale dovuta all'utilizzo di un linguaggio diverso da qullo comune.
Iniziare ad utilizzare la simulazione, quindi il bambino giocherà a far finta di.. con esercizi di gioco per imparare tecniche semplici, ma utili (sorridere, ridere, ghignare, cadere, inciampare, scivolare, ecc).
Provare semplici battute... per capire chi è indicato ad interpretare al meglio un personaggio.
Prima di attribuire la parte ad un bambino o all'altro osservare bene la loro indole, non basta accontentarli, ma renderli partecipi nella scelta del proprio personaggio.
Una volta steso il copione non modificarlo continuamente, altrimenti si crea confusione di ruoli.
La scenografia e i costumi solitamente si possono creare con i bambini più grandi, lasciando la possibilità di colorare e di riporre i costumi ai più piccoli, secondo le capacità di ognuno.
Non sminuire con battute ironiche i bambini, l'ironia non viene spesso compresa e il bambino oggetto di scherno viene subito "etichettato" come l'imbranato dagli altri. Ogni bambino ha un ruolo e deve essere valorizzato per quello che interpreta. Uno degli obiettivi principali deve essere quello di stimolare la creatività nella partecipazione. Il bambino sarà quindi in grado di affrontare le situazioni più difficili perchè avrà appreso modalità diverse di approccio e saprà scegliere la soluzione a lui più congeniale.
Proporre temi di ideologia comune.
Chi sceglie di aderire alla recita natalizia, saprà di dover accettare la moralità che la recita impone. E' inutile proporre la recita di Natale con Babbo Natale (personaggio commerciale) è necessario rispettare la religione altrui, ma la recita in quanto Natalizia se si decide di attuare è fondamentalmente religiosa!
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