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il gioco
simbolico
il gioco del fare,
del pensare, del vivere qui e ora...
Penso
al gioco simbolico non come animazione o strategia ludica sul modo di
fare ma indispensabile al bambino per permettere un potenziale sviluppo,
una sua ulteriore evoluzione.
Nella scuola dell'infanzia come luogo per vivere insieme il campo
dell'esperienza, il gioco simbolico come risorsa didattica, educativa
per far acquisire delle competenze. Inteso come metodologia tattica per
sostenere la motivazioni e la tensione dei bambini sotto forma di gioco.
Il gioco soddisfa un profondo bisogno emotivo del bambino: espressione
dei problemi, dei conflitti, dei sentimenti positivi e negativi, delle
esperienze cariche affettivamente.
In campo psicoanalitico il bambino esprime e propri problemi, i
conflitti, il proprio Io, il proprio interno.
Gli educatori è bene che facciano un'attenta ricerca e organizzazione
di giochi e propongano situazioni ai bambini sotto forma di gioco. Che
sappiano guidare i bambini sul come si può intervenire sul gioco
simbolico e sugli elementi che lo compongono per permettere un
potenziale sviluppo e una evoluzione del bambino.
Il gioco come zona potenziale di sviluppo: con il gioco si impara a
parlare, per il bambino il gioco è un modo di apprendere, non è una
tattica soltanto o qualcosa che io motivo attraendolo, ma per apprendere
il bambino gioca quindi l'adulto non è solo un osservatore o un esperto
di strategia ludica ma un promotore dell'evoluzione (atteggiamento di
guida interna al gioco, l'educatore entra nel gioco e aiuta l'espansione
delle competenze simboliche infantili).
Gioco simbolico o di finzione come palestra per sperimentare le
competenze (reversibilità operazionale, rappresentativa, creatività,
narrazione, meta-comunicazione, elaborazione e costruzione di
significati cognitivi e affettivi).
Il gioco simbolico è un mezzo per comprendere ed esprimere il
mondo interiore, il funzionamento del mondo fisico e sociale (per
mettere a confronto le proprie teorie ingenue con quelle convenzionali),
per fronteggiare ed elaborare le difficoltà.
Le
finalità del gioco simbolico
dal punto di vista cognitivo: sperimentare
la possibilità di trovare l'identico nel diverso (bastoncino come nel
cucchiaio), che sta alla base dei processi cognitivi superiori di
analisi e sintesi; sperimentare la possibilità di agire sui significati
accostandoli in modo imprevisto e originale (usare bastoncino per
cucchiaio) che sta alla base del processo superiore dell' intuizione
creativa;
dal punto di vista sociale: sperimentare punti di vista diversi
dal proprio, esplorare il significato sociale dei ruoli altrui (non
basta allestire la casetta familiare ma andare oltre al contesto
familiare) e del proprio ruolo in relazione con essi, guardandolo dal
loro punto di vista; sperimentare il proprio ruolo proiettato nel futuro
(nel rappresentare comportamenti propri e altrui); sperimentare punti di
vista diversi dal proprio, attivare e acquisire tecniche di negoziazione
dei conflitti (meglio che i bambini sappiano gestire i conflitti
all'interno del gioco simbolico, un intervento fatto dall'esterno regole
conflitti perché esso è normativo mentre un intervento fatto
all'interno del gioco simbolico può diventare significativo e
costruttivo e dà un altro tipo di apprendimento) e di costruzione di
significati condivisi (nel partecipare al gioco con i coetanei);
dal punto di vista affettivo: esplorare il proprio mondo interno:
fantasie, pensieri e sentimenti rappresentati in modo più o meno
consapevoli; sperimentare situazioni reali arricchite dalla propria
fantasia (Es. faccio la mamma e il papà però ci aggiungo del mio, il
mio mondo immaginario, però devo anche sperimentare che il mio mondo ha
dei limiti):sperimentare i limiti della realtà e le sue fantasie;
rivivere le situazioni problematiche da soggetto attivo (Es. ho subito
una sgridata dalla mamma, adesso sono io che posso sgridare qualcuno,
oppure qualcuno mi sgrida ma ho delle reazioni differenti), poterle
trasformare a proprio favore, elaborarle per tollerarle e
padroneggiarle.
0-4 mesi:
giochi col corpo, esercizio a vuoto, schemi azione (giochi corporei:
soluzione, prensione,..) per trarre piacere dal sentire il proprio corpo
come funziona, per conoscere il proprio corpo; scambi giocosi faccia a
faccia gestiti dall'adulto (adulto come oggetto, come giocattolo:
risponde ai gorgoglii, gioca con il suo corpo, propone altri
oggetti-giochi ad esempio gli dà un pupazzo, campanellino...).
4-12 mesi:
(dagli otto mesi si avvia il processo di acquisizione della permanenza
dell'oggetto e la comprensione della relazione causa-effetto). Gioco con
gli oggetti per esplorare le loro proprietà (manipolazione cibo e
cucchiaino, dare e prendere, lanciare e far raccogliere, controllare
movimenti con oggetti, ripetere e prevedere sequenze ad es. prevedere la
relazione causa-effetto).
12-15 mesi:
inizia il gioco simbolico ma il primo passaggio è ancora legato al
nascondere e ritrovare gli oggetti, si consolida. Capacità di pensare
all'oggetto anche quando non c'è, riconoscimento del " non
me" (passaggi di decentramento dall'essere egocentrati, dal periodo
egocentrico- tappe superate di Piaget- chi sono elementi di empatia e
decentramento anche se non sono consolidati-però appaiono: se il
fratello sente la sorella piangere dice: mamma vuole la pappa),
comprensione della differenza tra gli eventi controllabili e quelli
indipendenti dalla sua volontà (es: una palla rotola e il bambino non
riesce più a trovarla, è indipendente dalla sua volontà, a differenza
dell'oggetto buttato dal bambino per terra che rimane lì fino a che
qualcuno non glielo dà), espressione dei sentimenti di rabbia; giochi
del nascondersi e ritrovarsi con gli altri (gioco del cucù-non con gli
oggetti), consapevolezza della reciprocità (iniziano alcune abilità
sociali), rassicurazione dalla sperimentazione della separazione e
riavvicinamento, piacere del ritrovarsi.
15-18 mesi: a
18 mesi fa il suo esordio la capacità di rappresentazione mentale:il
gioco simbolico; uso degli oggetti come prototipi di se stessi (cuscino:
appoggiare la testa e far finta di dormire); uso degli oggetti per
rappresentare altro, inizio rappresentazione mentale di azione e oggetti
non presenti; capacità di associare la
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rappresentazione mentale a quella relativa a
un oggetto, presente percepito (ho visto le macchinine per cui prendo
qualunque oggetto che ho qui e mi metto a fare la macchinina; il cuscino
non è solo quello bello e colorato..), capacità di far prevalere
l'elemento immaginato su quello percepito (se uso la scatoletta per fare
la macchinina prevale l'oggetto).
18-36 mesi e oltre:
affermazione ed evoluzione del gioco simbolico: le rappresentazioni
mentali più stabili degli oggetti e delle azioni si arricchiscono dei
significati ad essi attribuiti dal contesto socio-culturale di
appartenenza (ogni bambino porta conoscenze e significati del proprio
contesto socio-culturale e li deve condividere con qualcun altro e
bisogna vedere se sono gli stessi significati o se si aggiungono o se si
costruiscono altri significati), le manifestazioni diventano sempre più
ricche ed evolute rispetto a cinque dimensioni:
1- capacità di decontestualizzazione, cioè di pensare e
comportarsi in modo sempre più indipendente dalle caratteristiche della
realtà percepita (se riproduco una certa situazione: gioco a
mamma e papà a casa mia, sono in un certo contesto più vicino alla
realtà; gioco a mamma e papà al nido in una casetta, sono abbastanza
lontano ma ancora vicino; gioco a mamma e papà su un tappeto, sono
sempre più lontano; il processo mentale è più evoluto, e così anche
lo sviluppo affettivo e sociale).
2-capacità di decentramento, cioè di tenere sempre più in
considerazione i punti di vista diversi dal proprio. Utilizzo
dell'oggetto come essere animato (il bambolotto diventa un bambino
allora ha anche un proprio pensiero, allora il bambino interpreta i suoi
punti di vista ma anche quelli del bambolotto che gli dice di fare
qualcosa, quindi il bambino risponde, oppure dice o fa fare qualcosa al
bambolotto), spesso prima si usa il fratellino o il compagno più
piccolo oppure far finta di avere un bambino in braccio e di portarlo in
giro e di riversare su questo bambino ipotetico pensieri, sentimenti,
punti di vista.
3-capacità di integrazione cioè di articolare sempre più
elementi in modo sempre più coerente (è importante allestire altri
ambienti per far agire altri ruoli, per stimolare altre azioni, eventi
conosciuti o contesti immaginari (l'ufficio o la giungla... mamma e papà:
due bambini giocano a preparare la pappa, si siedono e mangiano, vado io
a cucinare qualcosa -il copione è invertito-, mangiano, poi lavano i
piatti -il copione si arricchisce-, vanno a letto).
4-capacità di controllo dell'esecuzione, cioè di utilizzare il
linguaggio per pianificare, guidare, e condividere l'esecuzione dei
propri progetti (ci sono dei bambini che mentre giocano parlano,
connotano l'azione ("adesso lavo i piatti perché c'è
disordine") il bambino prevede, guida le sue azioni esprimendo e
controllando l'esecuzione e può anche verbalizzare e socializzare
dicendo: dai, vai a lavar i piatti che non si può far da mangiare perché
sono ancora sporchi.
Sono aspetti che un adulto può osservare, non osservare solo le
problematiche del bambino ma il livello, il grado, le competenze nel
gioco simbolico e potenziarle.
5-capacità sociale, cioè di orientare, condividere, coordinare
sempre più le proprie intenzioni e i propri comportamenti da quelli
altrui (area della partnership solitaria, imitativa, associativa,
cooperativa, conflittuale da negoziare: se un bambino dice: "vai a
lavare i piatti" e l'altro risponde:" io non li lavo perché
li ho già lavati prima" il primo deve negoziare).
Il ruolo dell'adulto
assecondare pienamente le proposte ludiche (entrare e stare attenti a
quello che fanno i bambini, lasciare il gioco ai bambini), riprendere le
azioni verbalmente o eseguendole, comunicandogli attenzione, senso di
importanza, disponibilità piena nei confronti di un'attività cui lui
stesso attribuisce centralità e importanza (non spostare il centro
delle attività e l'importanza); porre domande di chiarimento sulle
proposte ludiche del bambino, sollecitando così la pianificazione,
l'esplicitazione, lo sviluppo e l'articolazione coerente delle sue
intenzioni di gioco (entrare nel gioco ampliandolo con l'esplicitazione
(uso la coperta: mi scopro o mi copro? mi copro e mi addormento? poi mi
svegli tu domani mattina?) oppure (mamma, però poi ho voglia di andare
a giocare, mi svegli tra poco?) Stare alla sua risposta, perché sia il
bambino che conduca il gioco; partecipare attivamente alle proposte di
gioco del bambino proponendo spunti nuovi rigorosamente coerenti ad esse
ma con comportamenti un po' più evoluti (il bambino interpreta la mamma
che sta lavando i piatti e io, che faccio la bambina, dico: "mamma,
ti sei dimenticata di mettere il detersivo sulla spugnetta", cioè
inserisco un altro elemento dello script); porsi come "buoni"
modelli di gioco sollecitando nel bambino condotte ludiche più evolute
(essere rispettosi, stare al gioco, far uscire la propria vena ludica ma
controllandola, mantenendo un giusto equilibrio. Es. gioco simbolico a
tavolino (mentre gioco con il pongo faccio un serpente che viene a
trovare il tuo).
Sviluppare e occuparsi del bambino eccellente, normale, ma anche di
coloro che non hanno avuto modo di fare alcune esperienze di competenza
comunicativa con la mamma per garantire a tutti un'evoluzione di
apprendimento.
Questo significa accompagnare il bambino ad acquisire competenze.
Libri consigliati: Ricerca e organizzazione di giochi- Teoria di Anna
Bondioli sul gioco.
Università di Pavia. Ricercatori sul gioco simbolico Donatella Savio e
Anna Bondioli
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